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Audit e professioni contabili. Profili evolutivi della regolamentazione dell’attività di revisione

By | 2017-12-27T18:02:20+00:00 December 27th, 2017|

Boella Mario/ Financial ReportingRiviste / Fascicolo: 1-2011


Nell’anno 2010, due sono state le importanti novità in materia di revisione legale. La prima, in ordine temporale, è stata l’approvazione del Decreto Legislativo 39 del 27 gennaio 2010, pubblicato in G.U. del 23 marzo 2010 (di seguito, anche “Decreto”), che ha recepito nell’ordinamento Italiano, la c.d. nuova VIII Direttiva (direttiva 2006/43/CE). Come auspicato, il Decreto contribuisce senz’altro, sotto taluni profili, a un miglioramento e a una razionalizzazione della disciplina della revisione legale italiana, delineando la struttura portante della disciplina della revisione dei conti annuali e consolidati e delegando molti aspetti operativi a Regolamenti di futura pubblicazione. La seconda, sempre in ordine temporale, è stata la pubblicazione del Green Paper “La politica in materia di revisione contabile: gli insegnamenti della crisi” da parte della Commissione Europea il 13 ottobre 2010. Esaminando dapprima il testo del Decreto, entrato in vigore il 7 aprile 2010, sono evidenti alcune rilevanti novità: – Il Capo II “Abilitazione e Formazione Continua”, in particolare l’art.5, rubricato “Formazione continua”, impone agli iscritti l’obbligo di partecipare a “programmi di aggiornamento professionale, finalizzati al perfezionamento e al mantenimento delle conoscenze teoriche e delle capacità professionali ”. Si tratta di una novità rispetto al passato: il legislatore ha recepito la necessità di aggiornamento specifico per i soggetti che svolgono questa attività; – l’art. 8 “Revisori inattivi”, inserito nel Capo III che regola il “Registro”, introduce una disciplina specifica per i revisori che, pur essendo iscritti al registro, non svolgono l’attività, istituendo una sezione ad hoc nel registro stesso; – l’intero complesso regolato dal Capo IV “Svolgimento della revisione legale” costituisce in parte una novità ed in parte un aggiornamento di quanto già presente nel nostro ordinamento. In questo Capo, che riveste primaria rilevanza, è disciplinata con chiarezza la definizione delle modalità professionali secondo le quali deve essere svolta la revisione; positivo è infatti l’obbligo sancito dal Decreto di svolgere la revisione secondo i principi di revisione internazionali adottati dalla Commissione Europea, a prescindere dalle caratteristiche del soggetto incaricato e dal tipo di società il cui bilancio è sottoposto a revisione. […]


 

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Il trattamento contabile degli oneri di urbanizzazione nelle realtà comunali. Il “punto di vista” dei Responsabili dei servizi finanziari (The accounting treatment of urbanization proceeds in the municipalities. The “point of view” of the financial service menagers)

By | 2017-12-27T18:01:44+00:00 December 27th, 2017|

Marino Roberto/ Financial ReportingRiviste / Fascicolo: 1-2011


Nel corso degli ultimi anni, un ampio dibattito è sorto con riferimento alla natura degli oneri di urbanizzazione e alla loro destinazione nel bilancio di previsione annuale. Le diverse interpretazioni che, nel corso dell’ultimo decennio, si sono susseguite a tal riguardo possono essere ascritte al comportamento ondivago del Legislatore che, di volta in volta, ha inserito o soppresso vincoli all’impiego degli oneri di urbanizzazione per il finanziamento della spesa. È appena il caso di notare che il trattamento contabile degli oneri di urbanizzazione può incidere in maniera significativa sul rispetto degli equilibri finanziari del bilancio di previsione annuale dei comuni. Gli oneri di urbanizzazione costituiscono, infatti, entrate non ripetitive, che presentano un gettito estremamente variabile nel corso del tempo. Nel presente lavoro, si illustrano gli esiti di un’indagine empirica che ha coinvolto 106 Responsabili dei servizi finanziari operanti in Regione Puglia al fine di: 1) illustrare le “percezioni” e i comportamenti più diffusi in materia di trattamento contabile degli oneri di urbanizzazione; 2) analizzare l’impatto che le differenti scelte contabili adottate con riferimento ai proventi in parola sono in grado di generare sulla salvaguardia degli equilibri finanziari del bilancio di previsione annuale.

During the last years, a great debate about accounting treatment of urbanization proceeds has arisen. The various interpretations that, in the course of the last decade, have been proposed on this matter can be ascribed to the behaviour of the Italian Legislator that, from time to time, has inserted or deleted constraints to the use of urbanization proceeds. Moreover, it is known that the accounting treatment of urbanization proceeds may have a great impact on the financial equilibriums of the annual budget of municipalities. The urbanization proceeds are, in fact, not repetitive and highly variable revenues. In this paper, after having briefly analysed the main steps of the normative evolution about accounting treatment of urbanization proceeds, the “point of view” of 106 financial services managers is investigated in order to 1) describe the most common behaviours with reference to some relevant issues that relate the accounting treatment of urbanization proceeds; 2) determine the effects that the accounting treatment of urbanization proceeds may have on financial stability of municipalities (in particular, on the financial equilibriums of the annual budget). Findings and implications are discussed.

Keywords: urbanization proceeds, municipalities, annual budget, financial equilibriums


 

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Country effects on European mandatory disclosure of financial key performance indicators (Gli effetti dell’ambiente sulla disclosure obbligatoria di indicatori di prestazione economico-finanziaria)

By | 2017-12-29T17:23:43+00:00 December 27th, 2017|

Bini Laura, Dainelli Francesco, Giunta Francesco/ Financial ReportingRiviste / Fascicolo: 1-2011


European Union Directive 51/2003 requires the publication of Financial Key Performance Indicators (FKPIs) in order to standardize this practice. We aim to test whether and to what extent the directive realizes the standardization of FKPIs. Because country factors are obstacles that the international standardization process intends to remove, we study their influence on disclosure practices in two very different countries in terms of cultural, economic, and regulation environments: Italy and the United Kingdom. Disclosure practices involve two dimensions: the quantity of indicators published and their quality. Quality is measured in terms of compliance with qualitative characteristics advocated by the IASB’s Framework. We select a representative sample of listed companies in both countries. The FKPI quantity and quality are hand collected from their 2008 annual reports. After controlling for leverage, industry, size, and profitability, we find that the number of indicators published in an annual report does not vary by country. The Directive may have helped this process. On the other hand, country factors drive the quality of FKPI communication. Thus, this finding suggests that standard setters and regulators should shift their attention to the quality aspects of FKPIs.

Keywords: financial ratios, mandatory information, management commentary, information quality


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IAS-IFRS e rendicontazione socio-ambientale: una verifica della estendibilità dei principi generali del Framework alla valutazione della qualità dei documenti volontari (IAS-IFRS and social and environmental accounting reporting: a review of the extensibility of the Framework’s general principles to assess the quality of volunteer disclosures)

By | 2017-12-27T17:58:31+00:00 December 27th, 2017|

Cardillo Eleonora, Molina Silvia/ Financial ReportingRiviste / Fascicolo: 1-2011


Obiettivo del presente lavoro è investigare sull’osservanza delle caratteristiche qualitative individuate dal Framework IASB nella predisposizione dei bilanci sociali e di sostenibilità, evidenziando al contempo la necessità di introdurre l’obbligatorietà del rispetto dei medesimi, in quanto elementi ritenuti imprescindibili per la produzione di documenti socio-ambientali attendibili. Nello specifico, lo studio empirico è fondato sull’analisi dei report pubblicati da un campione di imprese quotate nel periodo 2004-2008, con l’intento di verificare, attraverso un’indagine quali-quantitativa l’”utilità” dei bilanci socio-ambientali, la quale dipende dalla comprensibilità, significatività, attendibilità e comparabilità delle informazioni in essi contenute. I dati rilevati, statisticamente elaborati, rappresentano l’atteggiamento qualitativo di risposta delle società alle caratteristiche individuate dal Framework, quale scelta consapevole o inconsapevole di allineamento ad esse.

The aim of this work is to investigate the compliance with the qualitative characteristics identified by the IASB Framework in preparing social and sustainability reports, while highlighting the need to introduce the mandatory respect for themselves as elements considered essential for the production of reliable social and environmental disclosures. In particular, the empirical study is based on the analysis of published reports from a sample of Italian listed companies in the period 2004-2008, with the intent to verify, through a qualitative and quantitative investigation, the effectiveness of socio-environmental reports, which depends on the understandability, relevance, reliability and comparability of the information contained therein. The data collected, processed statistically represent the attitude of companies to answer qualitative characteristics identified by the Framework, as conscious or unconscious choice of alignment with them.

Keywords: social and environmental reports, Framework IASB, accountability, qualitative characteristics, listed companies, standards


 

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La disclosure sulla corporate governance nei gruppi, strumento di tutela di interessi diffusi. Un’analisi critica nel contesto italiano (Corporate governance, information and control in business groups. A study in the italian context)

By | 2017-12-27T17:57:24+00:00 December 27th, 2017|

Fellegara Anna Maria, Tibiletti Veronica, Marchini Pier Luigi/ Financial ReportingRiviste / Fascicolo: 1-2011


Nella normativa nazionale, il concetto di gruppo aziendale non è precisamente definito. Di conseguenza, il riconoscimento dei confini di gruppo non è sempre immediato, il che può implicare difficoltà nell’individuazione delle responsabilità delle scelte economiche assunte al suo interno. Tale circostanza può danneggiare gli interessi dei soci di minoranza. Con riferimento a questi temi, in Italia sono state introdotte regole volte a rendere maggiormente trasparenti gli assetti proprietari nei gruppi aziendali. Gli autori si propongono di analizzare qualità ed efficacia della comunicazione in tema di Corporate governance dei gruppi aziendali, con particolare riferimento agli effetti prodotti dalla normativa in materia di direzione e coordinamento di società.

In the Italian legal system, the concept of “business group” is not defined. As a consequence, it could be difficult to define boundaries of the business groups; this absence may cause serious complications in the definition of the responsibilities linked to the economic choices realized by the enterprises of the group. Minority shareholders who would be mostly likely to be damaged by this. In this respect, also in Italy specific rules were introduced to manage the corporate governance of the enterprises. The aim of the present paper is in particular to analyze the quality of disclosure regarding corporate governance in a sample of Italian listed companies and in particular the improvement in disclosure regarding the structure of economic groups brought about the rules regarding “management and control activity”.

Keywords: corporate governance, shareholder’s structure, disclosure, business groups, consolidated financial statement, institutional interests


 

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Capacità e possibilità di incidenza nel processo di formazione delle regole europee quale ambito di ricerca universitaria

By | 2017-12-27T17:56:37+00:00 December 27th, 2017|

Quagli Alberto/ Financial ReportingRiviste / Fascicolo: 1-2011


È un dato di fatto che la normativa riguardante la comunicazione finanziaria delle imprese italiane discenda dalle decisioni della Commissione Europea; tali decisioni si traducono in Direttive e Regolamenti che l’Italia, come Paese membro, può solo applicare, al limite esercitando solo alcune opzioni laddove permesse dalle norme Comunitarie. Tale approccio caratterizza ormai non solo le regole applicabili alla materia del bilancio e della contabilità, ma anche alla comunicazione finanziaria di tipo non contabile delle società quotate, come informazioni da fornire circa gli assetti proprietari e di governance, operatività sui titoli, e altro ancora. Il fenomeno in parola è stato affrontato dagli studiosi delle nostre discipline con vari atteggiamenti. Si può adottare un atteggiamento “reazionario”, intendendo il comportamento di coloro che criticano le innovazioni normative di derivazione extranazionale, proclamando la superiorità dell’approccio nazionale. Tale atteggiamento, per quanto dignitoso moralmente e intellettualmente lodevole, riveste ben scarsa utilità pratica, tenuto conto che le realtà aziendali dovranno inevitabilmente muoversi secondo le nuove regole. […]


 

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Audit e professioni contabili. Semplificazione amministrativa e riforma della IV Direttiva – una relazione pericolosa per le PMI?

By | 2017-12-27T17:56:01+00:00 December 27th, 2017|

Diomeda Federico/ Financial ReportingRiviste / Fascicolo: 2-2011


Nel luglio del 2007 la Commissione Europea ebbe l’iniziativa di proporre una azione brevemente denominata “simplification” pubblicando una comunicazione intitolata “Commission communication on a simplified business environment for companies in the areas of company law, accounting and auditing” (COM 2007-394). Il Presidente Barroso, facendo propri i desideri in tal senso espressi dal Consiglio Europeo per stimolare l’economia europea ed impattare sullo sviluppo delle PMI, intendeva spingere sia l’Europa sia gli stati nazionali membri dell’Unione a porre in atto politiche di semplificazione amministrativa tendenti alla riduzione del “peso” gravante sulle PMI nella misura ideale del 25% entro il 2012. La Direzione Generale di riferimento sulla semplificazione fin dall’inizio del processo è la DG Imprese (commissario di allora il tedesco Gunther Vereugen). La citata Comunicazione sulla semplificazione indicava una pluralità di aree di diritto societario europeo su cui intervenire. Fra queste erano individuate anche le aree della contabilità e della revisione legale dei conti (direttive contabili 4°, 7° e 8°). Lo staff della Commissione, attraverso le specifiche unità della Direzione Mercato Interno (commissario di allora l’irlandese Charlie Mc Creevy), identificò una serie di punti considerati potenziale espressione di inutile carico amministrativo per le imprese. Il documento fu pubblicato per consultazione. Nel dicembre 2007 la Commissione pubblicò un documento di sintesi che raccoglieva le reazioni di svariati stakeholders. Probabilmente il punto più controverso fra le diverse proposte semplificative avanzate dalla Commissione fu l’introduzione delle “micro entities” quale nuova categoria di società di capitali all’interno della 4° Direttiva (si noti che la definizione di “micro imprese” esisteva già a livello europeo come concetto economico – cfr. Raccomandazione C(2003)1422 della Commissione del 6 maggio 2003). […]


 

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Il ruolo dei competitor nell’orientamento delle politiche di comunicazione economico finanziaria (The role of competitors on corporate disclosure policies)

By | 2017-12-27T17:55:24+00:00 December 27th, 2017|

Cerbioni Fabrizio, Menini Andrea/ Financial ReportingRiviste / Fascicolo: 2-2011


Il lavoro si propone di analizzare il ruolo svolto dai competitor sulle politiche comunicative delle imprese. In particolare, si concentra sulle principali forze competitive che influenzano la disclosuree sui processi imitativi (herding). Vengono considerati due particolari tipi di competitor: il leader in disclosure ed il leader in dimensione per verificare la presenza di processi di imitazione informativa e reputazionale. I principali risultati confermano le ipotesi di comportamenti imitativi intrasettoriali e evidenziano un trend di omogeneizzazione delle politiche di comunicazione.

This paper investigates the role that competitors have on corporate disclosure policies. In particular, it is focus on the main competitive forces that influence corporate disclosure and on herding processes. In order to show the presence of informational and reputational herding processes two types of competitors are considered: the leader in disclosure and the leader in size. The main results support the hypotheses of intraindustry mimicking processes and underline a trend of homogenization of disclosure policies. Key words: corporate disclosure, competitor, informational herding, reputational herding, AIMR, disclosure channels.

Keywords: corporate disclosure, competitor, informational herding, reputational herding, AIMR, disclosure channels


 

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Case Study Method in Financial Communication Studies: A Review and a Systemic Approach Proposal (Il metodo dei case study negli studi di comunicazione finanziaria: rassegna della letteratura e adozione di un approccio sistemico)

By | 2017-12-27T17:53:58+00:00 December 27th, 2017|

Ramassa Paola/ Financial ReportingRiviste / Fascicolo: 2-2011


Financial communication has been studied from a variety of perspectives, largely focusing on features, determinants and outcomes of specific kinds of documents and disclosures. This paper reviews prior literature on the topic with particular regard to research methods in order to identify opportunities for further research. In the light of these open questions, a systemic approach is suggested for future studies on financial communication. According to this perspective, the paper shifts the focus from the analysis of specific messages and documents to the study of financial communication policies and strategy, which result from the interactions of specific choices and elements. To investigate the topic, it proposes the adoption of the case study research strategy and discusses its potential.

Keywords:  financial communication, investor relations, voluntary disclosure, case studies, research method, systemic approach


 

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Analisi di sensitività al tasso di cambio: un’informazione utile per gli investitori? (Informativeness of IFRS 7 sensitivity analysis disclosure on currency risk)

By | 2017-12-27T17:53:07+00:00 December 27th, 2017|

Mattei Marco Maria, Palmucci Fabrizio, Bonetti Pietro/ Financial ReportingRiviste / Fascicolo: 2-2011


Il lavoro analizza gli effetti dell’entrata in vigore dell’IFRS 7, emanato dallo IASB con lo scopo di aumentare l’informazione sull’esposizione delle imprese ai rischi di mercato. La nostra ricerca indaga l’utilità per gli investitori dell’analisi di sensitività al rischio di tasso di cambio fornita dalle società quotate italiane. I risultati mostrano che prima dell’introduzione dell’IFRS 7 il mercato stimava erroneamente l’esposizione al tasso di cambio, mentre successivamente la sensitività dei rendimenti al tasso di cambio sembra allinearsi con le esposizioni dichiarate. Dall’analisi, inoltre, emerge che l’informazione sull’esposizione riduce la sensitività dei volumi al tasso di cambio. I nostri risultati integrano la letteratura statunitense fornendo evidenze di come un’analisi di sensitività anche backward-looking sia utile al mercato.

Using Italian data, we study the usefulness for investors of the sensitivity analysis disclosures on currency risk mandated by IFRS 7. We hypothesize that the new quantitative disclosures affect both stock returns and trading volume sensitivity to exchange rate changes. Our results show that, before the adoption of IFRS 7, investors wrongly assessed firms’ exposures to currency risk, whereas after the release of the new disclosures the market reaction to exchange rate changes seems to align with the quantitative information provided by firms. Moreover, we find that the IFRS 7 disclosures reduce the trading volume sensitivity to exchange rate changes. Overall, our findings integrate the US literature on the informativeness of quantitative disclosures on market risk and suggest that also a backward-looking disclosure is useful for investors.

Keywords: IFRS 7, rischio di tasso di cambio, rischio di mercato, analisi di sensitività, disclosure


 

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