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Capacità e possibilità di incidenza nel processo di formazione delle regole europee quale ambito di ricerca universitaria

By | 2017-12-27T17:56:37+02:00 December 27th, 2017|

Quagli Alberto/ Financial ReportingRiviste / Fascicolo: 1-2011


È un dato di fatto che la normativa riguardante la comunicazione finanziaria delle imprese italiane discenda dalle decisioni della Commissione Europea; tali decisioni si traducono in Direttive e Regolamenti che l’Italia, come Paese membro, può solo applicare, al limite esercitando solo alcune opzioni laddove permesse dalle norme Comunitarie. Tale approccio caratterizza ormai non solo le regole applicabili alla materia del bilancio e della contabilità, ma anche alla comunicazione finanziaria di tipo non contabile delle società quotate, come informazioni da fornire circa gli assetti proprietari e di governance, operatività sui titoli, e altro ancora. Il fenomeno in parola è stato affrontato dagli studiosi delle nostre discipline con vari atteggiamenti. Si può adottare un atteggiamento “reazionario”, intendendo il comportamento di coloro che criticano le innovazioni normative di derivazione extranazionale, proclamando la superiorità dell’approccio nazionale. Tale atteggiamento, per quanto dignitoso moralmente e intellettualmente lodevole, riveste ben scarsa utilità pratica, tenuto conto che le realtà aziendali dovranno inevitabilmente muoversi secondo le nuove regole. […]


 

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Audit e professioni contabili. Semplificazione amministrativa e riforma della IV Direttiva – una relazione pericolosa per le PMI?

By | 2017-12-27T17:56:01+02:00 December 27th, 2017|

Diomeda Federico/ Financial ReportingRiviste / Fascicolo: 2-2011


Nel luglio del 2007 la Commissione Europea ebbe l’iniziativa di proporre una azione brevemente denominata “simplification” pubblicando una comunicazione intitolata “Commission communication on a simplified business environment for companies in the areas of company law, accounting and auditing” (COM 2007-394). Il Presidente Barroso, facendo propri i desideri in tal senso espressi dal Consiglio Europeo per stimolare l’economia europea ed impattare sullo sviluppo delle PMI, intendeva spingere sia l’Europa sia gli stati nazionali membri dell’Unione a porre in atto politiche di semplificazione amministrativa tendenti alla riduzione del “peso” gravante sulle PMI nella misura ideale del 25% entro il 2012. La Direzione Generale di riferimento sulla semplificazione fin dall’inizio del processo è la DG Imprese (commissario di allora il tedesco Gunther Vereugen). La citata Comunicazione sulla semplificazione indicava una pluralità di aree di diritto societario europeo su cui intervenire. Fra queste erano individuate anche le aree della contabilità e della revisione legale dei conti (direttive contabili 4°, 7° e 8°). Lo staff della Commissione, attraverso le specifiche unità della Direzione Mercato Interno (commissario di allora l’irlandese Charlie Mc Creevy), identificò una serie di punti considerati potenziale espressione di inutile carico amministrativo per le imprese. Il documento fu pubblicato per consultazione. Nel dicembre 2007 la Commissione pubblicò un documento di sintesi che raccoglieva le reazioni di svariati stakeholders. Probabilmente il punto più controverso fra le diverse proposte semplificative avanzate dalla Commissione fu l’introduzione delle “micro entities” quale nuova categoria di società di capitali all’interno della 4° Direttiva (si noti che la definizione di “micro imprese” esisteva già a livello europeo come concetto economico – cfr. Raccomandazione C(2003)1422 della Commissione del 6 maggio 2003). […]


 

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Il ruolo dei competitor nell’orientamento delle politiche di comunicazione economico finanziaria (The role of competitors on corporate disclosure policies)

By | 2017-12-27T17:55:24+02:00 December 27th, 2017|

Cerbioni Fabrizio, Menini Andrea/ Financial ReportingRiviste / Fascicolo: 2-2011


Il lavoro si propone di analizzare il ruolo svolto dai competitor sulle politiche comunicative delle imprese. In particolare, si concentra sulle principali forze competitive che influenzano la disclosuree sui processi imitativi (herding). Vengono considerati due particolari tipi di competitor: il leader in disclosure ed il leader in dimensione per verificare la presenza di processi di imitazione informativa e reputazionale. I principali risultati confermano le ipotesi di comportamenti imitativi intrasettoriali e evidenziano un trend di omogeneizzazione delle politiche di comunicazione.

This paper investigates the role that competitors have on corporate disclosure policies. In particular, it is focus on the main competitive forces that influence corporate disclosure and on herding processes. In order to show the presence of informational and reputational herding processes two types of competitors are considered: the leader in disclosure and the leader in size. The main results support the hypotheses of intraindustry mimicking processes and underline a trend of homogenization of disclosure policies. Key words: corporate disclosure, competitor, informational herding, reputational herding, AIMR, disclosure channels.

Keywords: corporate disclosure, competitor, informational herding, reputational herding, AIMR, disclosure channels


 

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Case Study Method in Financial Communication Studies: A Review and a Systemic Approach Proposal (Il metodo dei case study negli studi di comunicazione finanziaria: rassegna della letteratura e adozione di un approccio sistemico)

By | 2017-12-27T17:53:58+02:00 December 27th, 2017|

Ramassa Paola/ Financial ReportingRiviste / Fascicolo: 2-2011


Financial communication has been studied from a variety of perspectives, largely focusing on features, determinants and outcomes of specific kinds of documents and disclosures. This paper reviews prior literature on the topic with particular regard to research methods in order to identify opportunities for further research. In the light of these open questions, a systemic approach is suggested for future studies on financial communication. According to this perspective, the paper shifts the focus from the analysis of specific messages and documents to the study of financial communication policies and strategy, which result from the interactions of specific choices and elements. To investigate the topic, it proposes the adoption of the case study research strategy and discusses its potential.

Keywords:  financial communication, investor relations, voluntary disclosure, case studies, research method, systemic approach


 

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Analisi di sensitività al tasso di cambio: un’informazione utile per gli investitori? (Informativeness of IFRS 7 sensitivity analysis disclosure on currency risk)

By | 2017-12-27T17:53:07+02:00 December 27th, 2017|

Mattei Marco Maria, Palmucci Fabrizio, Bonetti Pietro/ Financial ReportingRiviste / Fascicolo: 2-2011


Il lavoro analizza gli effetti dell’entrata in vigore dell’IFRS 7, emanato dallo IASB con lo scopo di aumentare l’informazione sull’esposizione delle imprese ai rischi di mercato. La nostra ricerca indaga l’utilità per gli investitori dell’analisi di sensitività al rischio di tasso di cambio fornita dalle società quotate italiane. I risultati mostrano che prima dell’introduzione dell’IFRS 7 il mercato stimava erroneamente l’esposizione al tasso di cambio, mentre successivamente la sensitività dei rendimenti al tasso di cambio sembra allinearsi con le esposizioni dichiarate. Dall’analisi, inoltre, emerge che l’informazione sull’esposizione riduce la sensitività dei volumi al tasso di cambio. I nostri risultati integrano la letteratura statunitense fornendo evidenze di come un’analisi di sensitività anche backward-looking sia utile al mercato.

Using Italian data, we study the usefulness for investors of the sensitivity analysis disclosures on currency risk mandated by IFRS 7. We hypothesize that the new quantitative disclosures affect both stock returns and trading volume sensitivity to exchange rate changes. Our results show that, before the adoption of IFRS 7, investors wrongly assessed firms’ exposures to currency risk, whereas after the release of the new disclosures the market reaction to exchange rate changes seems to align with the quantitative information provided by firms. Moreover, we find that the IFRS 7 disclosures reduce the trading volume sensitivity to exchange rate changes. Overall, our findings integrate the US literature on the informativeness of quantitative disclosures on market risk and suggest that also a backward-looking disclosure is useful for investors.

Keywords: IFRS 7, rischio di tasso di cambio, rischio di mercato, analisi di sensitività, disclosure


 

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Capacità informativa della disclosure volontaria sulle risorse intangibili: effetti sul mercato finanziario italiano (Informativeness of intangible assets voluntary disclosure: effects on Italian financial market)

By | 2017-12-27T17:51:27+02:00 December 27th, 2017|

Rizza Carmela, Greco Angela M., Rizzotti Davide/ Financial ReportingRiviste / Fascicolo: 2-2011


Gli studiosi delle discipline aziendali si sono occupati degli effetti che la disclosure volontaria delle informazioni sulle risorse intangibili ha sulle valutazioni degli investitori, prescindendo dalle peculiarità del contesto italiano e dalle differenti configurazioni del processo di disclosure. Questo lavoro, attraverso un’indagine empirica svolta analizzando le informazioni relative alle società quotate nella Borsa italiana nel periodo 1998-2008, verifica il peso che il mercato finanziario italiano assegna alla disclosure volontaria di informazioni sulle risorse intangibili e alle differenti configurazioni con cui essa si può svolgere. I risultati ottenuti mettono in evidenza come tale sensibilità sia influenzata, in particolare, dallo strumento di comunicazione adottato.

Scholars have investigated the effects of intangible assets (IA) voluntary disclosure on investors’ evaluations, without considering both the Italian context peculiarities and the different modalities of disclosure. This paper aims to verify the weight assigned by the Italian financial market to the IA disclosure and how this weight is influenced by the way IA disclosure is done. To reach these objectives it was conducted an empirical analysis of financial data and documents of the firms listed in the Italian Stock Exchange over a ten year period (1998-2008). Results show that Italian market reaction is mainly influenced by the tool of IA disclosure used.

Keywords: voluntary disclosure, financial market, informativeness, intangible assets, capitalization, investors


 

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Milleproroghe e principi contabili internazionali: un errore “nazionale”

By | 2017-12-27T17:50:14+02:00 December 27th, 2017|

Quagli Alberto/ Financial ReportingRiviste / Fascicolo: 2-2011


Fin dagli esordi dell’applicazione obbligatoria degli IFRS in Europa, vi furono alcuni studiosi che paventarono quanto la promessa standardizzazione contabile fosse una chimera, minacciata da divergenti incentivi nazionali, da diversi meccanismi di enforcement, da diverse tradizioni contabili (per tutti Ball, 2006; Nobes, 20061). Recentemente si è registrata in Italia una modifica normativa che esplicita in modo palese quanto gli IFRS possono essere diversamente interpretati in funzione delle specificità nazionali. Per chi si occupa di bilanci aziendali, colpisce infatti la notizia che nel Decreto di Conversione del “Milleproroghe” (DL 29 Dicembre 2010, n. 225 convertito in Legge n. 10 del 26 Febbraio 2011) sia stata approvata la norma di cui all’art. 2, comma 26 che va a modificare il testo del D.Lgs 38/2005 riguardante l’applicazione nel nostro Paese dei principi contabili internazionali. Con un colpo di spugna, quelle poche righe possono vanificare sei anni di sforzo progressivo verso la corretta implementazione dei principi contabili internazionali nei bilanci delle aziende. In sostanza la citata norma consente al Ministero della Giustizia la potestà di emanare “disposizioni applicative” dei Regolamenti Europei entrati in vigore successivamente al 31 dicembre 2010 che adottano i principi contabili internazionali. Queste disposizioni applicative, emanate di concerto con gliorganismi contabili nazionali (OIC, Banca d’Italia, Consob e ISVAP), avrebbero lo scopo di “realizzare ove compatibile, il coordinamento tra i principi medesimi e la disciplina di cui al titolo V del libro V del codice civile, con particolare riguardo alla funzione del bilancio di esercizio”. […]


 

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Audit e professioni contabili. Il progetto IASB sul Leasing: le nuove deliberazioni del Board

By | 2017-12-27T17:49:37+02:00 December 27th, 2017|

Iannuccci Alessio/ Financial ReportingRiviste / Fascicolo: 3-2011


Nell’agosto del 2010 lo Iasb ha pubblicato l’Exposure Draft (ED) Leases con l’obiettivo di rivedere il trattamento contabile previsto dallo Ias 17. Gli obiettivi dichiarati del progetto erano quelli di:
a) eliminare la distinzione tra leasing operativi e leasing finanziari a causa delle difficoltà applicative e interpretative insite nella distinzione; b) prevedere un modello contabile che consentisse di far emergere nel bilancio del locatario il debito relativo ai contratti di leasing (anche quelli attualmente classificati come leasing operativi ex Ias 17). Il progetto sul leasing, sviluppato dallo IASB congiuntamente con il FASB, stabilisce, sia per il locatario che per il locatore, i criteri per la rilevazione, misurazione e presentazione delle attività e delle passività derivanti dal leasing e le informazioni da fornire nelle note al bilancio. Il nuovo modello contabile previsto è il c.d. right of use model secondo il quale: a) il locatario rileva nello stato patrimoniale un’attività che rappresenta il suo diritto all’utilizzo del bene per la durata del contratto e una passività che rappresenta l’obbligazione (il debito) di effettuare i lease payments; b) il locatore rileva un’attività che rappresenta il suo diritto di ricevere i lease payments e, a seconda dei rischi e dei benefici associati al bene cui rimane esposto: i) iscrive una passività continuando a rilevare il bene locato (performance obligation approach); o ii) elimina contabilmente il bene che è trasferito al locatario e rileva un residual asset che rappresenta i suoi diritti sul bene locato al termine del contratto di leasing (derecognition approach). L’emissione del nuovo principio era inizialmente prevista per giugno 2011. Tuttavia, alla luce dei commenti ricevuti e delle criticità emerse durante la consultazione pubblica, diverse proposte contenute nell’ED sono in corso di discussione da parte del Board. Un nuovo ED sarà emesso dallo IASB nell’ultimo trimestre del 2011. In attesa di conoscere i contenuti di questo nuovo ED, il presente articolo ha l’obiettivo di illustrare le attuali proposte e le recenti deliberazioni del Board (maggio 2011). […]


 

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Il rendiconto finanziario e le piccole imprese: un modello operativo per i soggetti esterni

By | 2017-12-27T17:48:41+02:00 December 27th, 2017|

Branciari Sergio/ Financial ReportingRiviste / Fascicolo: 3-2011


Le piccole imprese, anche se presentano il bilancio in forma ordinaria, spesso non redigono il rendiconto finanziario, ritenendone complessa l’elaborazione. Il lavoro propone un modello di redazione del rendiconto finanziario per tali imprese, con l’intento di favorirne la diffusione e l’uso. Il modello in questione, rivolto in primo luogo ai soggetti esterni, viene poi testato partendo dalle informazioni tratte dal bilancio pubblico di una piccola impresa.

Funds flow statement is an important tool for supporting financial disclosure and management decisions. Even if its role is generally recognized in theory and in practice, Italian small firms tend to omit it from their reports for several reasons, in primis the perceived difficulties related to its preparation. The article deals with an operating model useful to build the funds flow statement conceived for external operators. The mentioned model is specifically designed for small businesses and it works by using some financial information available in the context under investigation but not considered in the traditional approaches. Finally, the described funds flow statement model is tested in an actual case study.

Keywords:  funds flow statement, small firms, funds statement in U.S.A., funds statement in Italy, a formula to represent the funds statement, an operating procedure to build the funds statement


 

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L’evoluzione del Progetto Insurance dello IASB e i possibili riflessi nel bilancio delle imprese assicuratrici

By | 2017-12-27T17:45:31+02:00 December 27th, 2017|

Agliata Francesco, Tuccillo Danilo/ Financial ReportingRiviste / Fascicolo: 3-2011


Il presente lavoro esamina le tendenze evolutive in atto nel procedimento di rendicontazione economico-finanziaria delle imprese di assicurazione conseguenti all’applicazione dei principi contabili internazionali IAS/IFRS. L’obiettivo della ricerca, condotta con taglio prevalentemente deduttivo, è verificare/dimostrare come alcuni postulati del modello di bilancio promossi dal Conceptual Framework possano ritenersi applicati o disattesi – a seguito della disciplina dettata dal Progetto Insurance dello IASB – nello specifico ambito pertinente l’industria assicurativa. L’indagine, pertanto, si rivolge inizialmente e brevemente ad esaminare da un punto di vista economico-aziendale gli aspetti caratteristici dell’attività assicurativa e l’impostazione della prassi contabile nazionale riguardante le componenti economiche/ patrimoniali tipiche delle imprese di assicurazione. Dopo di che, è posta attenzione alle problematiche ed agli aspetti evolutivi dell’Insurance Project, anche alla luce dei contenuti delle comment letters ricevute dallo IASB a seguito della emanazione dell’ED/2010/8 on insurance contracts; infine, nell’ultimo paragrafo, in relazione a quanto discusso in precedenza, si compie un’analisi su come e se possano reputarsi applicati quei postulati del modello IASB anzidetti; si tenta altresì una comparazione, unicamente ove possibile, tra i probabili riflessi desumibili a seguito dell’adozione di un sistema di Fair value accounting (previsto nella Fase I) o di Present value of the fulfilement cash flows (prescelto nella Fase II).

The scientific purpose of this article is to clarify the content of the Insurance Project and to verify how the model of financial statement – promoted by the IASB – is applied in the specific insurance-field. Particularly, it is distinguishable the intention to regulate specifically the insurance liabilities, that legitimates the separate realization of some general principles of financial statement. Accordingly, the changes to the editing of the financial statement can involve a substantial modification in the firms informative system and in the level of business performance; besides this, an afterthought of the whole insurance business is imaginable. In that regard, it should be noted that the study will take into account the gradual evolution of the Insurance Project, to determine how the initial purpose of the IASB oriented towards Fair value accounting (as in Phase I) has then also received confirmation or, vice-versa, has been neglected with the adoption of the fulfilment Present value of cash flows (chosen in Phase II).

Keywords: Insurance contract, standards IAS/IFRS, insurance liability, insurance companies, financial statement, profit margin


 

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