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Prevalenza della forma sulla sostanza: la razionalità dell’analista finanziario e il ruolo delle aspettative

By | 2017-12-29T17:32:55+02:00 December 27th, 2017|

Guidantoni Stefano, Neri Lorenzo/ Financial ReportingRiviste / Fascicolo: 2-2012


Il presente lavoro vuol dimostrare, attraverso l’analisi del comportamento di potenziali analisti finanziari, l’irrazionalità del comportamento individuale in sede di valutazione economico-finanziaria delle società. Il tipo di rappresentazione mentale, influenzata da stereotipi, pregiudizi e aspettative, conduce, infatti, a individuare risposte a determinati problemi decisionali non razionali. L’ipotesi di ricerca è che gli analisti finanziari sono influenzati da etichette esterne, nello specifico dal nome della società, nel loro processo di valutazione. L’indagine è condotta attraverso un esperimento su studenti universitari mediante la somministrazione di questionari volti a misurare il cambiamento di giudizio espresso sulle società al mutare del nome alle stesse attribuito. Dalle risposte emerge che l’effetto notorietà del nome ha un’influenza significativa nel processo di valutazione delle società.

This work, by analyzing the behavior of potential financial analysts, aims to show the actual ability to assess businesses in a neutral way, without being influenced by external factors that are not technically relevant to the evaluation process. The type of mental representation that an individual tends to build in solving a decision problem can produce inconsistent decisions due to stereotypes that can influence the decision-making process. The research hypothesis of this paper is the following: the decision-making process of financial analysts is influenced by external labels (in this case, the company name) in their evaluation process. The survey has been conducted on university students in an experiment through the submission of questionnaires to verify if a simple name change affects the company assessment. The answers show that the effect of name recognition has a significant influence on company evaluation.

Keywords: Pygmalion effect, investors, neutrality, decision-making process, rationality


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Professione amministratori: interlocking directorship e qualità degli utili nelle imprese italiane quotate

By | 2017-12-29T17:34:29+02:00 December 27th, 2017|

Arena Claudia/ Financial ReportingRiviste / Fascicolo: 2-2012


Al fine di aiutare a comprendere il ruolo rivestito dagli interlocking directorship nel contesto istituzionale italiano, il presente contributo ne analizza empiricamente l’influenza sulla qualità degli utili di bilancio. Adottando un campione di imprese italiane quotate tra il 2000 e il 2004, si rinviene che l’incidenza degli interlock nei CdA è negativamente correlata alla sostenibilità e alla value relevance dei valori di reddito. Tali risultati suggeriscono che la presenza di amministratori con incarichi multipli riduce il monitoraggio del CdA sul processo di redazione del bilancio, conducendo a valori contabili che non riflettono al meglio le performance economicofinanziarie dell’impresa. Questo studio contribuisce alla letteratura che annovera le caratteristiche di governance tra le determinanti del livello di trasparenza aziendale, al contempo fornendo evidenze utili per l’emanazione di future prescrizioni regolamentari.

This study explores the role of interlocking directorships among Italian listed companies, by looking at their influence on earnings quality. Examining a sample of firms over the period 2000-2004, the author finds that the incidence of ID on BoD is negatively related to the value relevance and the persistence of accounting earnings. This suggests that ID weakens the level of BoD’s monitoring on financial reporting process, thus leading to a lower earnings quality. These findings contribute to the lite- rature on the association between governance structures and accounting quality, at the same time providing evidence that could help regulators to further develop effective policy recommendations.

Keywords: interlocking directorship, board of directors, Italy, earnings quality


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Cambiamenti di cash generating unit e valutazione dell’avviamento

By | 2017-12-29T17:35:04+02:00 December 27th, 2017|

D’Alauro Gabriele/ Financial ReportingRiviste / Fascicolo: 2-2012


Il presente contributo esamina gli effetti delle variazioni di cash generating unit (CGU) sull’entità delle svalutazioni dell’avviamento, attraverso un’indagine comparata di bilanci di società quotate italiane e inglesi. Avendo riguardo alla procedura di impairment test prevista dallo IAS 36, si assume che le modifiche di CGU, ove ritenute “non giustificate”, ovvero non riconducibili a business combinations o a motivate riorganizzazioni interne, possano rivelare politiche di earnings management. In detto contesto si verifica l’ipotesi che un incremento o un decremento non giustificato del numero di CGU, cui l’avviamento risulta allocato, sia associato ad una svalutazione dell’avviamento rispettivamente maggiore o minore rispetto a quella del periodo precedente. I risultati della ricerca, in coerenza con gli assunti propri della teoria dell’earnings management, confermano che i profili di soggettività insiti nella procedura di impairment possono essere utilizzati dai managers in modo opportunistico.

This paper examines whether changes in cash generating units (CGUs) affect the magnitude of goodwill write-offs, with reference to the impact of IAS 36 on a sample of Italian and British firms. As regards an accounting regulation that allows significant unverifiable estimates whilst at the same time one that requires a high level of disclosure, the paper proposes that an unjustified change in the specific CGUs to which each goodwill has to be allocated could reveal earnings management. The change is defined “unjustified” if there is not a business combination which has caused the change or if the internal reorganization is not adequately disclosed. In this context, it is assumed that an unjustified increase in the number of CGUs to which goodwill is allocated will cause higher goodwill write-offs than those recorded in the previous period. On the other hand, it is hypothesized that an unjustified decrease in the num- ber of CGUs is associated to non-impairment or to goodwill write-offs lower than in the previous period. The empirical results confirm the two hypotheses, in both the Italian and British samples. These findings are consistent with earnings management theory insights, suggesting that the profiles of subjectivity inherent in impairment test assumptions could be used opportunistically by managers.

Keywords: Cash Generating Units, goodwill, impairment test, earnings management, write-offs, disclosure


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IAS 1 revised e nuova rappresentazione della performance economica nel bilancio: evidenze empiriche da Italia e Francia

By | 2017-12-29T17:33:55+02:00 December 27th, 2017|

Incollingo Alberto, Di Carlo Ferdinando/ Financial ReportingRiviste / Fascicolo: 2-2012


A partire dai bilanci dell’esercizio 2009, l’applicazione dello IAS 1 revised richiede al conto economico l’evidenza del total comprehensive income, una misura di performance che si ottiene sommando alla tradizionale figura del profit or loss quei valori non realizzati (segnatamente, variazioni di fair value) che, in precedenza, erano iscritti direttamente a patrimonio netto e quindi non partecipavano alla formazione del reddito di periodo. Con questa ricerca gli autori si pongono l’obiettivo di misurare l’impatto che l’adozione del prospetto di conto economico complessivo ha comportato sulla rappresentazione della performance periodica d’impresa, in Italia e Francia, osservando l’entità e la volatilità del nuovo risultato economico, nonché la sua composizione.

From the annual reports of the year 2009, the adoption of the IAS 1 revised has required to show in the income statement the total comprehensive income, a performance measure that results adding to the traditional figure of profit or loss the unrealized gains and losses (particularly, fair value changes) that, previously, were directly placed in the net equity and weren’t part of net income. In this research authors want to investigate the impact of the new statement of comprehensive income on the firm performance representation, in Italy and France, by observing the amount and the volatility of this new measure, as well as its composition.

Keywords: IAS 1, performance, comprehensive income, financial statement presentation, statement of comprehensive income, volatility


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Piccole imprese, piccoli bilanci, piccoli ricercatori…

By | 2017-12-29T17:33:28+02:00 December 27th, 2017|

Quagli Alberto/ Financial ReportingRiviste / Fascicolo: 2-2012


In data 14 marzo 2012 il Parlamento Europeo ha emanato la Direttiva 6/2012 che modifica la IV Direttiva (78/660, del 25 luglio 1978 e successive modifiche) sui conti annuali, creando la nuova categoria delle “microentità”, con l’obiettivo di snellire gli obblighi contabili in tema di bilancio e fornire così un contributo alla competitività delle PMI. Il gran numero di microimprese esistenti in Europa e l’analisi dei costi amministrativi sostenuti dalle imprese europee nel processo di redazione e pubblicazione del bilancio e dei conseguenti risparmi che si avrebbero in caso di semplificazione, hanno infatti indotto l’Unione Europea a creare questa nuova categoria di imprese. Per le microentità gli Stati membri dell’Unione possono ora varare un pacchetto di importanti facilitazioni in materia di bilancio. Tecnicamente le microentità sono una sottoclasse della più ampia categoria delle microimprese, come individuate nella Raccomandazione 2003/361/CE della Commissione, del 6 maggio 2003, che definisce anche le piccole e le medie imprese (GUCE 124 del 20.05.2003). La microentità è infatti definita come quell’impresa che non supera i limiti numerici di due dei tre criteri seguenti: a) totale dello stato patrimoniale: 350.000 EUR; b) importo netto del volume di affari: 700.000 EUR; c) numero di dipendenti occupati in media durante l’esercizio: 10. […]


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Audit e professioni contabili / Le novità sulla Revisione legale dei conti

By | 2017-12-29T17:36:41+02:00 December 27th, 2017|

Marinelli Felice/ Financial ReportingRiviste / Fascicolo: 3-2012


La pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del 29 agosto dei Decreti Ministeriali n. 144, 145 e 146, ha completato il ridisegno della normativa nazionale sulla revisione legale dei conti sulla base della Direttiva 2006/43/CE. Il quadro che ne risulta sembra paventare la configurazione di una sorta di ordinamento professionale autonomo, per quanto prossimo a quello dei Dottori commercialisti. L’impatto della Riforma sull’ ordinamento del nostro Paese è stato abbastanza significativo. Il d.lgs. n. 39/2010, che dava attuazione alla direttiva europea ha inciso a più livelli, sia modificando direttamente l’infrastruttura normativa civilistica, sia codificando a livello legislativo principi e comportamenti che erano già di generale accettazione nella prassi. Sul piano normativo, si è scelta un’unificazione concettuale e definitoria, con l’introduzione della “revisione legale dei conti” in sostituzione delle precedenti espressioni di “controllo contabile” e “revisione contabile” presenti nell’ ordinamento. Ancora, si è avuto un accorpamento della materia, precedentemente regolata sia dal codice civile, sia da atti della Consob, della Banca d’Italia e di altri Organismi di vigilanza. Ai fini dei meccanismi di governance e controllo, l’universo delle società di capitali è stato distinto in: 1. enti di interesse pubblico (artt. 16-19 del dlgs 39/10) e altre società di capitali. Alla prima categoria appartengono, in sostanza, tutte le società che per dimensioni, rapporto con il mercato, oggetto sociale, assumono una particolare rilevanza pubblica (banche, intermediari finanziari, assicurazioni, emittenti strumenti finanziari). Per questi soggetti e per tutti i soggetti da questi controllati, la revisione legale non può essere svolta dal collegio sindacale; 2. altre società per azioni, in cui il regime naturale è quello binario, che vede la revisione legale non affidata al collegio sindacale. Se consentito dallo statuto, però, può essere prevista la coincidenza tra collegio sindacale e soggetto incaricato della revisione; 3. società a responsabilità limitata che non rientrino nel numero 1), in cui, a meno che non sia diversamente disposto dallo statuto, la revisione legale dei conti è effettuata dal collegio sindacale. […]


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La valutazione del patrimonio museale: il caso del Museo di Storia Naturale di Firenze

By | 2017-12-29T17:37:13+02:00 December 27th, 2017|

Manetti Giacomo, Valeri Massimo/ Financial ReportingRiviste / Fascicolo: 3-2012


Il presente lavoro mira ad individuare le prassi per la valutazione dei beni culturali di proprietà delle pubbliche amministrazioni attraverso lo studio del caso del Museo di Storia Naturale di Firenze. Dopo aver esaminato le principali indicazioni della prassi e della dottrina in tema di valutazione dei beni culturali, gli autori affrontano un caso di studio nel quale è stato adottato, per l’inventariazione dell’intero patrimonio museale, uno dei metodi in precedenza discussi, ossia la stima degli esperti, quale proxy del valore di mercato delle collezioni. Con riferimento al caso di studio si indicano le motivazioni a supporto del metodo adottato e le difficoltà incontrate nella conduzione del processo valutativo. Dall’indagine condotta emergono alcuni limiti ed alcuni potenziali sviluppi della ricerca, evidenziati nelle conclusioni, sui criteri di valutazione del patrimonio museale.

This work aims to determine the practices in the valuation of public heritage assets by analyzing the case of Natural History Museum of Florence. After examined the main recommendations in the valuation of cultural assets from practice and theory, the authors are checking the research hypothesis that monetary assessment of collections may improve the discharge of internal and external accountability duties of the museum, by screening the methods useful for this goal. Among these methods, a particular attention is dedicated to the expert appraisal as a proxy of the collections market value. The case study, that has been selected because of its criticality, confirms the research hypothesis, even if some limitations and potential developments emerge from the analysis and are discussed in the conclusions.

Keywords: Museum heritage, public heritage assets, expert assessment, market value, Contingent Valuation Method, Natural History Museum of Florence


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Accounting e reporting dei diritti di emissione. Modelli di rilevazione proposti e pratiche emergenti

By | 2017-12-29T17:37:57+02:00 December 27th, 2017|

Tarquinio Lara/ Financial ReportingRiviste / Fascicolo: 3-2012


Il presente lavoro esamina le principali implicazioni dell’Emission Trading Scheme Europeo (EU ETS) sul sistema di accounting e reporting delle imprese e verifica l’influenza di alcune variabili sulla disclosure delle informazioni sui diritti di emissione e sul climate change. Lo studio ha ad oggetto un campione di imprese che gestiscono impianti termoelettrici cogenerativi e non cogenerativi e prende in esame le informazioni che queste forniscono in merito ai diritti di emissione nei bilanci 2009; nei documenti che corredano i bilanci (in particolare la relazione sulla gestione); nei rendiconti di sostenibilità 2009 redatti sulla base delle linee guida GRI/G3. I principali risultati conseguiti segnalano la presenza di alcune significative uniformità nei criteri di contabilizzazione adottati dalle imprese e dimostrano che la redazione di un bilancio di sostenibilità influenza il livello di disclosure.

The objectives of this study are to investigate the most important effects of the European Emission Trading Scheme (EU ETS) on corporate accounting and reporting o analyse how certain variables influence the disclosure of emission rights and climate change. The study is based on disclosures made in Annual Reports both in the Financial Review by Management and in Sustainability Reports (2009) of a sample of companies that manage cogenerative and non-cogenerative thermo-electrical plants. The results have shown interesting uniform methods of accounting used by com-panies included in the analysis and the influence played by sustainability reports on the disclosure level.

Keywords: Emission rights, accounting, disclosure, climate change, EU ETS


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I compensi agli amministratori: analisi della disclosure nei Bilanci delle società italiane quotate

By | 2017-12-29T17:38:29+02:00 December 27th, 2017|

Giorgino Maria Cleofe, Paris Anna, Paternostro Sergio/Financial ReportingRiviste / Fascicolo: 3-2012


Il presente contributo intende analizzare la disclosure relativa alla remunerazione percepita dagli amministratori, il cui ruolo di primo piano nel definire le sorti di un’azienda rende l’informativa ad essi correlata di particolare interesse per i diversi stakeholder. Obiettivo degli autori è quello di indagare nei documenti ufficiali (relativi all’esercizio 2009) delle 50 società italiane quotate maggiormente capitalizzate, al fine di verificare il livello di informativa obbligatoria e/o volontaria ivi fornita in merito ai compensi percepiti dai rispettivi amministratori. Le risultanze emerse saranno sintetizzate in un disclosure index di cui sarà valutata l’eventuale correlazione con alcuni parametri, selezionati in base a specifiche ipotesi di ricerca, inerenti alla struttura del board e alla dimensione aziendale.

This paper analyses the disclosure on the directors’ remuneration, whose primary role in a company, makes their information of particular interest to different stakeholders. The authors’ aim is to investigate the official documents (for 2009) of the 50 most capitalized listed Italian companies, in order to verify the compulsory and/or voluntary disclosure provided about the remuneration paid to their directors. The findings will be summarized in a disclosure index whose correlation with some parameters (selected on the basis of specific research hypothesis) concerning board structure and company size will be assessed.

Keywords: Disclosure, directors, remuneration, Financial Statement, Corporate Governance Report, listed Italian companies


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Rilevanza ed affidabilità del valore contabile dell’avviamento e dei beni immateriali sul mercato italiano

By | 2017-12-29T17:39:11+02:00 December 27th, 2017|

Liberatore Giovanni, Ridi Tommaso, Di Pietro Filippo/Financial ReportingRiviste / Fascicolo: 3-2012


Il presente lavoro si propone di indagare quale sia la rilevanza e l’affidabilità percepita dal mercato finanziario sul valore espresso nel bilancio d’esercizio sui beni immateriali e l’avviamento delle società quotate. Lo studio ha analizzato le aziende quotate al FTSE Italia All-share, nel periodo fra il 2002 ed il 2008. Attraverso un modello di regressione a più variabili si è verificato che: a) il valore contabile dei beni immateriali e dell’avviamento sono correlati positivamente al valore di mercato del capitale, b) la transizione agli IAS/IFRS non ha comportato un incremento della rilevanza ed affidabilità percepita dal mercato dei beni immateriali e avviamento.

We examine the value relevance and reliability perceived by the market for goodwill and identifiable intangible assets as reported in the financial statements of a sample of Italian listed companies. The dataset is composed of companies listed on FTSE Italia All-share during the period 2002-2008. Using a multiple regression model, our findings suggest that for the Italian companies the information relating to goodwill and identifiable intangible assets is value relevant in terms of market value. Moreover, we did not find any significant change in the reliability of these items after the introduction of IAS/IFRS.

Keywords: intangible assets, goodwill, value relevance, reliability, market value, IAS/IFRS


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